C’era anche Villa Castelli on Line, ieri, ai funerali di Giusy Fumarola, insieme a moltissime persone che hanno voluto accompagnare la nostra amica nel suo ultimo viaggio.
Non troverete però, su questo blog, foto o video della cerimonia funebre perché ho preferito rispettare in questo modo, il dolore di Jessica e Gherardo e di tutti i familiari e amici presenti.
Non me la sono sentita di riprendere il dolore e di sbatterlo on line ma comprendo il lavoro dei giornalisti presenti, anche se non condivido i modi di alcuni.
L’unica immagine che ho raccolto è quella della Chiesa che, subito dopo il funerale, era ancora colma del dolore e dell’amore che ha accompagnato Giusy.
A me e a tutti però, possono rimanere le parole di Don Antonio Andriulo che nella sua omelia ci ha ricordato che la morte di Giusy non deve lasciarci tali e quali a prima e non può coinvolgerci o commuoverci solo oggi.
Grazie a Don Antonio per essere stato, ancora una volta, preziosa guida in questi momenti così difficili e mettiamo anche lui nei nostri pensieri, affinché sia in grado di continuare a esserlo. Ecco l’omelia:
“Lasciamo che in questo momento ci sia la Parola del Signore a guidarci.
Lasciamo che la Parola di Dio possa consolarci in questo momento di grande dolore e smarrimento. La Parola di Dio! Per noi cristiani è Parola Sacra, è Dio che ci parla.
Parola che conosce cosa c’è nel nostro cuore. Parola che conosce il dolore.
Parola eterna che vede oltre la morte. Parola che guarisce.
L’unica Parola che non dovremmo mai far tacere nella nostra vita.
Non dimenticate cari amici che siamo qui non per una civile cerimonia funebre.
Siamo qui per celebrare la Pasqua del Signore Gesù.
Per annunciare a Giusy, seppure raggiunta da una ingiusta e atroce morte:
ora Giusy sei afferrata da Cristo, il Crocifisso Risorto. Sei con lui. Per sempre.
Giusy ora sei nella pace di Cristo Gesù. Sei ora davanti a colui che sino all’altro ieri sera, qui in Chiesa, sei venuta a cercare e pregare.
Sei stata alla Messa, ti sei rivolta alla Madonna delle Lacrime…
Ora sei con loro! Accolta dalla Madonna. Tra le braccia del Signore Gesù.
Cari amici, abbiamo ascoltato una pagina della Sacra Scrittura. Dal Libro dell’Apocalisse, il libro che si trova per ultimo nella Bibbia e che parla non della fine del mondo, ma del progetto bellissimo che Dio realizza con l’umanità che vuole fidarsi di lui.
Dice che alla fine di tutto il Signore Gesù glorioso e risorto apparirà per trasformare il mondo intero. Per trasformare i nostri corpi mortali a immagine della sua bellezza divina. E ci sarà un giudizio. E ci sarà Lui, il Signore che giudicherà tutti.
Sarà proprio così: “E i libri furono aperti. Fu aperto anche il Libro della vita. I morti vennero giudicati secondo le loro opere…”. Questo vale per tutti, per tutti i nostri morti e un giorno anche per noi.
Noi invece spesso ci sostituiamo a Dio e siamo bravi a giudicare.
Ci sentiamo sempre autorizzati ad accusare, condannare, puntare il dito.
Eppure un giorno anche io sarò giudicato. Anche tu lo sarai.
Giudicati per le nostre opere, per i nostri pensieri, per le nostre scelte.
Non lo dimenticare. Non pensare che la vita dipende solo da te o da quello che vuoi.
Non ti illudere di essere padrone della vita e non ti sentire mai padrone della vita altrui… Quante volte chiamiamo amore, ciò che non lo è.
La morte di Giusy, quest’oggi ci impone un serio esame di coscienza che tutti dobbiamo fare.
Perché c’è un verme che alberga nel nostro cuore e che ieri mattina ha fatto sprofondare nel dolore e nella vergogna TUTTI NOI.
È il verme velenoso dell’egoismo. Radice di ogni violenza e cattiveria.
È il verme di chi vive senza Dio e si mette al posto di Dio.
È l’egoismo che ci fa pensare di cercare amore e invece vogliamo possedere l’altro.
Averlo per noi e farne quello che vogliamo.
È l’egoismo che tante volte difendiamo o mascheriamo di affetto che ci rende violenti.
Oggi tutti dobbiamo farci un serio esame di coscienza. Perché siamo tutti coinvolti in questo dolore.
UN ESAME DI COSCIENZA. Per riconoscere le tante e violente parole piene di arroganza. Riconoscere ogni gesto e riferimento ai propri tornaconti.
Allo stesso tempo dobbiamo anche saper riconoscere quei silenzi infernali che sanno di omertà. Quante volte vediamo violenza e cattiveria e preferiamo starcene zitti.
Un giorno tutti saremo giudicati per le nostre parole e per in nostri silenzi.
Fare un esame di coscienza significa ribellarsi a ogni forma di cattiveria, di violenza, di possesso. Non sentirsi mai in colpa difronte a chi è prepotente e ci vuole costringere a perdere libertà.
Ma significa anche ribellarsi difronte a un sistema in cui spesso ci si sente soli, non tutelati. Una società, con i suoi organismi di protezione,
che perde tempo dietro a burocrazie varie è una società omertosa, viziosa,
che procura morte ed educa ad una violenza sempre più ingestibile.
La morte di Giusy non deve lasciarci tali e quali a prima.
E non può coinvolgerci o commuoverci solo oggi.
La morte di Giusy grida a tutti noi un cambiamento.
Attenzione la morte di Giusy non chiede vendetta. La sua morte chiede a noi un cambiamento.
Con la vendetta, con la rabbia, con l’odio nessuno si salva. Nessuno trova pace.
Nemmeno Giusy.
Per lei, per Giusy, per ogni donna che soffre,
per ogni persona che cerca la pace: tocca a noi, tocca a te vivere nel bene. Cercare l’amore vero.
Cambiare vita. Cercare il bene.
Il vero miracolo di cui abbiamo bisogno è la forza del volersi bene, dell’amore vero.
Del sapersi aiutare. Del saper chiedere aiuto.
Il vero miracolo di cui abbiamo bisogno è cambiare il nostro cuore spesso indurito dal male.
Oggi Giusy, lo direbbe di certo a tutti noi, ai suoi figli in particolare: credete nel bene e siate sempre amabili. Abbiate un cuore buono.
Giusy è stata una donna semplice, gioviale, sempre pronta a dare un sorriso e una parola gentile per tutti. Alcune sue amiche mi hanno raccontato di lei come di un’amica disponibile e fidata.
Sempre amorevole con la sua famiglia. Grande lavoratrice.
Chi la conosce bene sa come amava la vita, nonostante le difficoltà che ha dovuto superare.
L’altra sera mentre parlavamo mi diceva che pilastro della sua vita,
unico punto di sostegno sono sempre stati i suoi due figli.
L’altra sera i suoi occhi, seppure pieni di paura e di dolore, cercavano pace.
La cercava dinanzi a Cristo Crocifisso, l’ha cercata nell’Eucaristia. Ora sei nella pace.
Quella pace che è Cristo Gesù che per te e per tutti noi ha versato il suo sangue.
Prega per noi, Giusy, perché dalla tua storia impariamo che togliere la vita e togliersi la vita è una menzogna. È solo nel dare la vita, nel donare vita che c’è la verità e la felicità.
Il Dio della vita ti tiene nelle sue braccia. Ora è lui che ti dice parole di tenerezza e di pace, queste parole che ora ascolti direttamente da Lui possa tu sussurrarle all’orecchio dei tuoi cari. Aiutaci tu ad amare la vita. A cercare sempre il bene.
Un giorno ci incontreremo e saremo tutti nell’Amore vero che è Dio.
L’unico amore che è più forte della morte”.
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