Che Villa Castelli sia territorio toccato da organizzazioni criminali, ce lo dice la storia e purtroppo anche l’attualità. Dal recentissimo episodio di traffico di resti umani, all’incendio a danno di due automobili in via Rupe Tarpea, senza dimenticare l’operazione “Notre Dame” nel 2017, l’operazione “Free Castle” nel 2013 o la maxi retata contro la Sacra Corona Unita che coinvolse anche elementi di Villa Castelli nel 2010.
E che ci sia stata anche una involuzione della criminalità organizzata lo dicono i fatti e le forze dell’ordine che, in un video diffuso dalla Procura di Brindisi, definiscono alcuni soggetti come “molto pericolosi, che non hanno cervello, un po’ ignoranti ” riferendosi a soggetti della nostra cittadina.
Resta però una amara certezza, visibile anche agli occhi di chi è lontano dalla percezione di queste realtà: spaccio di droga, atti intimidatori, rapine, furti sono fatti che si ripetono anche da noi e che non possono essere slegati da disegni più ampi e complessi, così come si evince dalla Relazione relativa al primo semestre del 2021 sull’attività svolta e sui risultati conseguiti dalla Direzione Investigativa Antimafia (DIA).
Le storiche consorterie aderenti alla sacra corona unita, legate al territorio brindisino, hanno continuato a risentire degli importanti successi investigativi e delle efficaci azioni di contrasto sia preventive, sia repressive attuate dalle forze di polizia e dalla magistratura – si legge nella relazione.
Nella cartina allegata si evince come il territorio di Villa Castelli sia ancora oggi dominato dalle influenze della sacra corona unita, nella fattispecie controllata dal gruppo mesagnese Vitale-Pasimeni che, oltre al nostro paese, agisce su numerosi territori del brindisino; ciascuno dei due – come raccontano fatti di cronaca diffusi in rete – contava sul sostegno di capi zona attivi nelle città di tutta la provincia, anche a Villa Castelli.

“Come per il passato – si legge ancora nella relazione della DIA – il core business della criminalità sia comune, sia organizzata, è rappresentato dal traffico di sostanze stupefacenti la cui gestione rappresenta la principale forma di
finanziamento per le molteplici compagini criminali del brindisino e per le altrettante numerose neoaggregazioni delinquenziali in ascesa. Queste ultime sebbene appaiano ancora carenti di una precisa strategia criminale, agiscono replicando i modelli della sacra corona unita.
Le organizzazioni criminali brindisine continuano a dimostrare particolare efferatezza nella commissione dei reati contro il patrimonio in particolare nei furti di mezzi agricoli e autoveicoli.
Su tutto il brindisino numerosi sono stati gli atti d’intimidazione e di danneggiamento compiuti in danno di commercianti e imprenditori ma anche in pregiudizio di funzionari della pubblica amministrazione.
La provincia di Brindisi ha continuato ad essere vittima di numerosi attentati (ordigni artigianali, liquido infiammabile, esplosione di colpi d’arma da fuoco) a cose e/o a persone che confermerebbero un’effervescenza della microcriminalità locale nonché una scomposta presenza sul territorio dei vertici della storica criminalità organizzata”.
Ora, questo scritto vuole essere una presa di coscienza personale e vuole essere strumento di divulgazione e semplificazione di un documento di oltre 500 pagine che, davvero, si farebbe fatica a leggere.
Dal canto nostro, utilizziamo il blog come strumento di divulgazione ma anche di sensibilizzazione della comunità, affinché si formi un senso critico e un senso civico che conducano ad una presa di coscienza della realtà, attraverso fatti contemporanei e del passato.
Probabilmente, sarà un concetto utopistico ma ci proviamo. Proviamo almeno a diffondere consapevolezza, senza presunzioni di sorta.
Lascia un commento